Storie pazzesche

pazzesche

Non è Almodovar, ma sembra spagnolo.
Invece è argentino.
Però Almodovar c’entra, ché l’ha prodotto col fratello.
Ma queste cose ve le dice l’internet.
Sembra spagnolo per il gusto del tragico e del grottesco, quello alla Seneca, che era spagnolo e riscriveva le tragedie greche, ma più pulp.

Sono abbastanza convinta che la gran parte dei film sia fruibile da divano, con schermo medio piccolo, e pure da PC, senza vergogna.
Fanno eccezione le pellicole d’azione, dove le immagini coprono ciò che non sempre è raggiunto dai contenuti.

Questo, però, è un film che trova il suo senso soprattutto se visto al cinema, spiegherò poi il perché.

Diviso in episodi, scollegati e di lunghezza diversa, più o meno riusciti, il fil rouge è la vendetta: a lungo covata o casuale e fortuita, frutto di lunga frustrazione o immediata reazione a un evento particolare.
La sposa che scopre nel giorno delle nozze i tradimenti del marito; l’uomo cui i vigili fanno rimuovere più volte la macchina; l’automobilista lento – ma grossissimo – insultato da quello alla guida di un’auto potente, tra gli altri, hanno tutti una ragione per reagire.

Ma è una buona ragione?
Il film esaspera tanto gli eventi, mostra così bene e così senza giudizio lo sviluppo delle vendette e, a volte, delle contro-vendette che non si sa più da che parte stare, il pubblico non lo sa più e questa è stata la mia cosa preferita.

Osservare gli spettatori in sala, vedere come bastasse una scena appena comica per considerare con benevolenza la vendetta più truce e come nemmeno un minuto dopo la reazione dell’attore sullo schermo spostasse “il tifo” da un’altra parte, è valso il prezzo del biglietto.

Indignazione e riso si alternavano velocissimi; e io scoprivo quanto poco durasse l’effetto di un’emozione e capivo, una volta di più, che la gente non ha la memoria corta, ma cortissima ed è così che perdona tutto e… ed è l’alternanza, bellezza.

Troppo tardi, ormai, per vedere il film al cinema; un po’ forzato il cineforum a casa. Probabilmente l’esperimento può essere comunque rivolto a se stessi: quanto sono solidi i miei principi? Quanto sono capace di prendere una posizione e mantenerla? Che cosa è in grado di farmi cambiare idea?

Un film sul bianco e sul nero, che non esistono.
Ma neppure il grigio esiste: esistono solo il bianchissimo e il nerissimo, certezze che durano, fortissime, al massimo un secondo.

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Chiara
Ho studiato storia dell’arte per il solo gusto di correggere i refusi sui libri. Cucino e mangio molto. Scrivo, perché parlare ininterrottamente non mi bastava.
Ho anche un blog di cucina coerente, La Luisona e la Madeleine.
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