Economerda.

Oggi sono particolarmente incazzato con tutto. Ma in particolare con il governo che si sta mettendo a disposizione della chiesa, allaa faccia dello stato laico e dello stato moderno e all’avanguardia. PECCATO = REATO. E’ questo il messaggio che sta passando e molto dipende dai nostri merdosissimi mezzi di comunicazione, che ci stanno per ben rincoglionendo. Il resto dipende da noi, che ci facciamo rincoglionire. Sperando di far rinsavire anche solo per un momento qualche ignaro lettore che avrà il coraggio di leggermi tutto, procedo con questo mattone. Come disse Abhram (Simpson), sarò breve. Basandoci su alcuni fondamentali punti chiave si può facilmente arrivare a dedurre che qualsiasi messaggio ci venga proposto sarà il frutto di una rielaborazione tesa a comunicarci uno o più aspetti ritenuti rilevanti dall’emittente; essere coscienti sempre e in ogni contesto di questo, è il primo passo verso un analisi corretta delle informazioni che al giorno d’oggi ci arrivano, continuamente, sotto innumerevoli forme e con indici di realismo spesso differenti ma trascurati per essere semplicemente catalogati in quanto notizie. E se una considerazione del genere può sembrare scontata, si pensi alla sufficienza con cui capita che i giovani italiani acquisiscano quotidianamente le notizie, informati da un solo quotidiano, letto perché è quello che arriva in famiglia ormai per abitudine, o ascoltando passivamente un telegiornale; atti di routine che rendono il giornalismo un arma molto potente d’informazione, ma anche di ri-costruzione della realtà.Il mondo di oggi, troppo vasto per essere appreso nella sua interezza, ci viene racchiuso in un canale specializzato a cui dobbiamo affidarci, con le dovute cautele, per essere al corrente di ciò che ci circonda giorno per giorno. Ma per farlo dobbiamo essere coscienti di come funziona, si muove, e quali interessi si muovono all’interno di un mercato di vendita dell’informazione:

è giusto ricordare quindi che la produzione di notizie è sempre soggetta ad un processo di distorsione, che ok potrà essere intenzionale o involontaria, la prima TEORICAMENTE tesa ad uno scopo spesso provocatorio, la seconda frutto inevitabile del contesto, della cultura e del tentativo di rendere oggettivo un resoconto prodotto attraverso un filtro tutt’altro che oggettivo qual’è la mente umana. Sta di fatto che pendiamo dalle labbra di ciò che ci dicono e questa visione quasi religiosa rischia di affidare ai media le redini del pensiero, e scatenare così un processo in cui le masse si adagino all’interno di una sfera pubblica illusoria in una sorta di “matrix” dove poche menti dotte rilasciano le informazioni essenziali al “quieto vivere”. Visione che fa paura ma che, analizzando l’evoluzione della società attuale non è poi così lontana dalla realtà: si pensi alla trasformazione di massa della società nell’ultimo ventennio: i media come portavoce della realtà creano la moda, gli status symbol, propongono attraverso il tubo catodico programmazioni (salvo eccezioni) di sempre minore spessore culturale e che sovente riempiono e proiettano in particolare le giovani menti verso ideali, stereotipi e sogni spesso irraggiungibili distogliendole dalla realtà e dalle problematiche quotidiane.L’informazione audiovisiva inoltre, con il suo passare da una notizia all’altra privo di connessioni, ci porta in un mondo quasi al di fuori della realtà dove le notizie appaiono in una luce distorta, e la corretta informazione viene data, ma modellata a seconda dello scopo che si vuole ottenere. Significativo citare un commento della CNN sulla prima notte di bombardamenti su Baghdad nella guerra del Golfo del 1991, in cui si sentiva “sembra di essere alla festa del 4 luglio”. Esempio più che eloquente che si cercasse di distrarre l’attenzione dal reale problema di una città che esplodeva facendola quasi passare per una festa gioiosa. È facile interrogarsi su come un evento possa essere falsato, ma quando un buon montaggio e un commento unificatore vengono assorbiti nell’ascolto quotidiano delle notizie televisive, la riflessione sulla veridicità dell’informazione, veicolata da interessi di vario genere, viene tralasciata e “il popolo ingoia” le informazioni prendendole per vere, e assorbendone tutti i messaggi annessi. È però anche vero che il diffondersi di diverse e contrapposte fonti di informazione permettono alle volenterose testine non propriamente ricolme di merda di porsi in una prospettiva più globale e di monitorare e scegliere. Non ingoiare tutto quello che viene proposto, la verità, in ogni caso dobbiamo, dovremo, crearla con la nostra testa, una volta in possesso dei codici, delle logiche attraverso cui si muove l’informazione, con i propri interessi e le proprie posizioni.

 

Dalle informazioni che riceviamo ogni giorno dipende l’economia, l’azione sociale, gli ideali e lo sviluppo del pensiero. La società è tenuta insieme da un collante di informazioni che ne scandiscono i tempi e i modi. Ma le informazioni stesse sono prodotte dalla società. Ciò che a volte ci si dimentica è che le notizie di cui noi veniamo a conoscenza non sono la realtà nella sua interezza ma semplicemente una finestra sul mondo che ricopre più interesse delle altre. Già perché il giornalismo deve fare i conti anche con la noia del lettore, ormai assuefatto alla notizia. È così che viene data visibilità nazionale al lancio dei sassi dal cavalcavia, e l’evento rimbalza su vasta scala diventando, seppur per un breve periodo, sport nazionale.

 

E al giorno d’oggi, con l’avvento di strumenti d’informazione di massa più potenti della televisione, dei giornali o della radio, come internet, dove le notizie corrono in tutto il mondo in pochi secondi e possono essere create (e quindi falsificate) e distribuite da chiunque, è importante avere dei referenti stabili di informazione conoscendone scopi, indice di politicizzazione e ambito di specializzazione e stare ben attenti a non perderli di vista, ed essere pronti a confrontarli con altri, perché se è vero che il lettore moderno si è evoluto e probabilmente non ingoierebbe ad occhi chiusi una propaganda sul modello di “il duce è buono, il duce è amico dei bambini” , è anche vero che l’informazione, da sempre legata all’ambito politico, si è evoluta di pari passo e se acquisita senza spirito critico rischia di mostrarci solo un lato della medaglia. Sussiste un rapporto biunivoco tra giornalismo e società, l’uno plasma l’altra e di conseguenza si deve adattare alle nuove esigenze di quest’ultima, pena la perdita di credibilità e di interesse. Il boom della televisione come medium ne è una testimonianza agli occhi di tutti. L’avvento dell’informazione audiovisiva infatti, ebbe un impatto talmente grande da catalizzare l’interesse della gente, indifesa di fronte al realismo dell’immagine in movimento, “raccontata” da voci autorevoli. E tuttora ricopre un ruolo fondamentale, in quanto mezzo immediato, rapido, coinvolgente, attorno al quale si sono sviluppati interessi enormi, e che hanno fatto del mercato-notizia nell’ultimo ventennio un vero e proprio business, seppur, il piccolo “inconveniente” dell’etica professionale ne abbia frenato i margini di sviluppo. Questa ovviamente vuole essere una semplice provocazione atta però a collocare meglio quello che è oggi un industria che deve fare i conti e relazionarsi con pubblicità, marketing, e indici di “gradimento” del pubblico. La proposta delle notizie al giorno d’oggi è studiata, ed è in atto un processo di “stasi” in cui le notizie, ritmate quotidianamente nei propri spazi dedicati, non possono prescindere da determinate esigenze. La notizia, va creata e selezionata in modo da seguire il pubblico e i punti focali d’interesse del momento. Se quindi l’interesse momentaneo si riversa sul mercato dei cani in corea, e l’opinione pubblica è sensibilizzata verso l’argomento, un caso di maltrattamento di animali avrà un ruolo di maggiore rilevanza nell’attribuire rilevanza agli innumerevoli accadimenti che si discostano dalla routine e che creano quindi una notizia. Per citare un argomento più attuale, l’allarme terrorismo esploso, (o fatto esplodere) fa si che qualsiasi ordigno esplosivo o attentato alla vita pubblica assuma un ruolo da prima pagina. Si viene a creare però in questo ambito un processo che rischia di semplificare la realtà a fatti eclatanti, spesso enfatizzati o forzati in modo da suscitare maggiore coinvolgimento. C’è da chiedersi il perché del bisogno di una ricerca di fatti “estremi” per catalizzare l’interesse del pubblico.
La risposta è probabilmente nella ripetitività con cui determinati accadimenti più o meno gravi come la politica piuttosto che omicidi o incidenti stradali entrano al giorno d’oggi nelle nostre case diventando abitudine. Si rischia di distorcere la percezione della realtà semplificandola ad una serie di eventi narrati per occupare un determinato spazio, assistendo ad una quotidianizzazione dell’imprevisto che da un lato ci può rendere coscienti del mondo attuale, ma dall’altro ci rende immuni a fatti di per sé carichi di significati su cui probabilmente, non riflettiamo più quanto dovremo. E il paradosso sta nell’evoluzione e nella crescita disarmante nel mercato di una branca del giornalismo fatta di notizie spicciole, mondane, “easy”, che ci proiettano nel mondo di Biancaneve con il principe azzurro William d’Inghilterra che riesce addirittura a guidare una macchina sportiva, sebbene debba guardarsi dal non meno capace Emanuele Filiberto di Savoia i ntento a tagliare un nastro ad un inaugurazione piuttosto che a concedersi il meritato riposo in compagnia di una stupenda ragazza sulle spiagge di Porto Cervo. Quello che viene detto Gossip ne è solo una minima parte se si considera la quantità di “singole irregolarità” che tendono a fare notizia: la bambina che parla ai cani, lo scandalo di Bill Clinton. Ma se è vero che il giornalismo si relaziona alla propria utenza c’è da chiedersi il perché si sia verificato tutto questo. Se la produzione di notizie tende ad attribuire un maggiore indice di “notiziabilità” ad accadimenti simili, significa forse che stiamo inesorabilmente diventando tutti suocere in cerca di qualche pettegolezzo?

AGGIUNGEREI VAFFANCULO.

 

accalloNation
Sono uno che si dimentica tutto.
uno che si è dimenticato cosa significa andare dal parrucchiere.
Sono uno che ride da solo.
Sono uno che non piange da solo.
Sono uno che odia le cose preconfezionate.
Sono uno a cui piace smontare le cose.
Sono uno a cui piace anche rimontarle, le cose.
Sono uno a cui non piacciono i dolci, ma la panna montata sì.
Sono un montato, come la panna, ma ho superato i 32 anni, quindi sono rancido.
Sono uno che non si entusiasma mai, oppure che si entusiasma troppo.
Sono uno a cui piace conoscere la gente rotta.
Sono uno che si rompe in fretta della gente che non ha dubbi.
Sono uno a cui piace il silenzio senza gli imbarazzi del silenzio.
Sono uno a cui piace ascoltare il fondo del mare.
Sono uno a cui piace guardare il fondo del bicchiere.
Sono uno a cui piace toccare il fondo.
Risalire, anche risalire mi piace, ma per arrivare alla cima ci sono molte strade, e io sono ancora fermo all’incrocio.

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