LA DANZA DELLE OLOTURIE

Immagina una giornata al mare.

Immagina di nuotare nel mare limpido, trasparente.

Immaginati di essere felice, con indosso la tua maschera e le tue pinnette nuove.

Di colpo vedi l’acqua diventare opaca, sfocata. Pensi si sia appannata la maschera ma non è così: c’avevi sputato bene, prima di indossarla -dici tra te e te- e se ci sputi si sa, non si appanna.

Non sai spiegarti cosa stia succedendo e preso da uno strano senso di smarrimento ti fermi, alzi lo sguardo e guardi il mondo sopra di te: non è appannato. La maschera è ok.

Continui a nuotare, ma poi le vedi.

Sono lì a migliaia, sul fondo, dritte dritte, felici.

In quel momento capisci. Capisci di essere in un brodo di primordiale fecondità: dentro il grande bukkake del mare.

 

accalloNation
Sono uno che si dimentica tutto.
uno che si è dimenticato cosa significa andare dal parrucchiere.
Sono uno che ride da solo.
Sono uno che non piange da solo.
Sono uno che odia le cose preconfezionate.
Sono uno a cui piace smontare le cose.
Sono uno a cui piace anche rimontarle, le cose.
Sono uno a cui non piacciono i dolci, ma la panna montata sì.
Sono un montato, come la panna, ma ho superato i 32 anni, quindi sono rancido.
Sono uno che non si entusiasma mai, oppure che si entusiasma troppo.
Sono uno a cui piace conoscere la gente rotta.
Sono uno che si rompe in fretta della gente che non ha dubbi.
Sono uno a cui piace il silenzio senza gli imbarazzi del silenzio.
Sono uno a cui piace ascoltare il fondo del mare.
Sono uno a cui piace guardare il fondo del bicchiere.
Sono uno a cui piace toccare il fondo.
Risalire, anche risalire mi piace, ma per arrivare alla cima ci sono molte strade, e io sono ancora fermo all’incrocio.
In caso di pericolo, l’oloturia (o cetriolo di mare) si divide in due: dà un sé in pasto al mondo, e con l’altro fugge. Si scinde in un colpo in rovina e salvezza, in ammenda e premio, in ciò che è stato e ciò che sarà. Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso con due sponde subito estranee. Su una la morte, sull’altra la vita. Qui la disperazione, là la fiducia. Se esiste una bilancia, ha piatti immobili. Se c’è giustizia, eccola. Morire quanto necessario, senza eccedere. Rinascere quanto occorre da ciò che si è salvato.
Wislawa Szymborska
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