INTERNET PER ADULTI. (GUIDA PRATICA PER GENITORI ANALOGICI)

Adults_only

Ciao genitore! Hey! Tu che hai i figli alle elementari! (o alle medie, fa lo stesso). Insomma, tu che hai un figlio al quale hai appena comprato uno smartphone con-internet-incluso con la scusa che è l’unico modo che hai per controllarlo e proteggerlo. Volevo dirti che non hai capito un cazzo. Esatto, proprio così. Lo so, stai già pensando che ti sembro irrispettoso e che non posso capire “perché io non ho figli”. Ma io sono un figlio. E ho bisogno che mi dedichi un minuto del tuo tempo per parlarti di internet: lo so, tu sei nato senza www, senza http, senza email e senza facebook. E’ giusto che non ti piaccia, è comprensibile che lo disprezzi, che non lo capisca e che abbia diffidenza nei suoi riguardi. Ti capisco. Capisco che non ti piaccia internet perché quelle bollette del telefono da 700.000 lire le hai pagate tu. E ti capisco anche quando credi che ormai le flat abbiano risolto ogni problema. Ti capisco quando passi il tempo a condividere link su com’erano belli gli anni 80, su come ci si divertiva a giocare a nascondino, pincaro, a correre al sole. Ti capisco mentre giochi a farmville, a candy crush e quegli altri videogiochi da rincoglioniti studiati apposta per creare dipendenza. Ti capisco, perché io sono passato dal Nintendo 8 bit che aveva due tasti, al Super Nintendo che ne aveva 4 più L e R, dal Nintendo 64 alla Playstation che ne ha 240 più due analogici e insomma posso comprendere che iniziare da un mostro multitasti del genere possa essere complicato.

Ti capisco, quando passi il tempo a condividere link su facebook -esattamente come me-, per criticare un mondo troppo grande e nuovo che non capisci.

Ti capisco perché sono più vecchio dei tuoi figli ma più giovane di te, e negli anni 90 ho squagliato internet con l’entusiasmo di un adolescente, ma per mia fortuna non c’era l’adsl, c’era il modem lento che per caricare una pagina ci metteva 5 minuti (anche se l’U.S. robotics 56k v90 per noi era velocissimo) e ti occupava il telefono di casa e tua madre ti urlava contro dopo nemmeno 20 minuti di connessione, proprio al 3% dalla fine del download. E no, non c’era il resume.

Non c’erano i social network.

Internet era “difficile”, per questo era più facile evitare i problemi. Era un posto nuovo, e nonna ti diceva di stare attento, che “nel computer c’è il diavolo”, e tu un po’ ci credevi. Ora invece è tutto facile, e in internet ci sono tutti. C’è mamma, c’è papà, gli amici, zio, zia e anche il cane. Non lo guardi più con diffidenza, e per questo regali lo smartphone a tuo figlio di 8 anni, che smanetterà su internet come ho smanettato io appena ne ho avuto l’occasione.

MA c’è un ma da tenere bene a mente: se prima il web era un piccolo paesello di periferia mal collegato da poche strade di campagna, ora è una metropoli in diretta streaming in mondovisione 24 ore al giorno, e il cellulare che hai appena regalato a tuo figlio di 8 anni è il detonatore di una bomba atomica che sta sotto il tuo culo.

Tu daresti il detonatore di una bomba atomica a tuo figlio di otto anni perché così “nel caso in cui dei bulli lo aggrediscano può difendersi?” -Ovviamente no-. A meno che tu non sia un pazzo. Dicendo che gli compri lo smartphone perché “così sono più tranquillo e lui è più al sicuro, e almeno so dove si trova”, stai più o meno dicendo la stessa cosa. Perché di internet tu non sai un cazzo, e tuo figlio lo stai mandando al macello. Gli stai dando le chiavi per sputtanare tutta la sua vita online, con nome, cognome indirizzo e numero di telefono in bella vista. Gli stai dando una telecamera, gli stai dando YouTube. Prima di farlo, prova a capire a cosa devi prepararlo, tuo figlio: cerca “tacchi alti”, cerca “gemma del sud”. Cerca “forza chiara”. Sono migliaia gli esempi di filmati quantomeno imbarazzanti; filmati girati da ragazzini ignari, ingenui. Semplicemente ragazzini, messi davanti a un mondo che non potevano prevedere.  Alcuni di quei filmati risalgono alla fine degli anni ’90. E sono ancora lì.

La prima regola di internet è questa: qualsiasi cosa tu metta su internet, per quanto tu possa desiderare toglierla, per quanto ci provi, lì resterà. Per sempre.

Non voglio dirti come si educa un figlio, non lo so e non mi posso permettere di insegnarti niente a riguardo. Voglio solo dirti di imparare ad usare internet, seriamente però. Se non sai usare un torrent, se non sai impostare la privacy di facebook in modo che il tuo capo non veda le foto di quel weekend in cui eri sbronzo e gli hai pisciato sulla fiancata della macchina facendoti fotografare dai colleghi, se non conosci almeno cinque siti porno gratuiti che non ti installino 10 trojan appena ci entri, se non sai che cazzo sia un trojan, se non sai cosa sia un keylogger, non hai ancora gli strumenti per capirne le potenzialità e i rischi.

Insomma, genitore, io volevo dirti semplicemente di provare a capire, prima di lanciare tuo figlio in un mondo che ti è sconosciuto e che ti fa paura, ma dal quale non puoi scappare. Perché internet è una giungla ma tu non sei Tarzan, sei Cita.

accalloNation
Sono uno che si dimentica tutto.
uno che si è dimenticato cosa significa andare dal parrucchiere.
Sono uno che ride da solo.
Sono uno che non piange da solo.
Sono uno che odia le cose preconfezionate.
Sono uno a cui piace smontare le cose.
Sono uno a cui piace anche rimontarle, le cose.
Sono uno a cui non piacciono i dolci, ma la panna montata sì.
Sono un montato, come la panna, ma ho superato i 32 anni, quindi sono rancido.
Sono uno che non si entusiasma mai, oppure che si entusiasma troppo.
Sono uno a cui piace conoscere la gente rotta.
Sono uno che si rompe in fretta della gente che non ha dubbi.
Sono uno a cui piace il silenzio senza gli imbarazzi del silenzio.
Sono uno a cui piace ascoltare il fondo del mare.
Sono uno a cui piace guardare il fondo del bicchiere.
Sono uno a cui piace toccare il fondo.
Risalire, anche risalire mi piace, ma per arrivare alla cima ci sono molte strade, e io sono ancora fermo all’incrocio.

One thought on “INTERNET PER ADULTI. (GUIDA PRATICA PER GENITORI ANALOGICI)

  1. Gabriele Aramu says:

    Quoto in toto

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