Socialmente …catti, o della sgraziata socialità sull’internet.

certo

Avete mai finto di essere una ragazza all’interno di un social media?

Io sì. Non è difficile. Create un account, mettete una foto carina, commentate sulla bacheca di qualche amico e poi aspettate. Come a bolentino. Un po’ di rumore e i ghiozzi arrivano subito. Basta poco tempo per comprendere quale sia la mole, il fiume di richieste, di messaggi, di foto che oggi arrivano alle ragazze sul social. Un fiume estremamente noioso. Messaggi impensabili e di gran lunga oltre la soglia del patetico il cui unico scopo è mascherare l’evidente istinto riproduttivo con della meschinità casuale. Se non ci credete provate a cambiare la vostra foto profilo con quella di una bella ragazza, anche se vi chiamate Calogero; lasciate pure il nome, funzionerà lo stesso. E inizierete a capire.

Il minimo che dovete aspettarvi è un loop di:

“Ciao, cm va? Che si dice?” – o “Ciao, ti va di fare amicizia?” – “wow, sei carina”. “ciao…”  “…..ciao splendore!”. – vuoto su vuoto rimarcato da immancabili puntini di sospensione.

Riceverete anche tante richieste di amicizia mute.

Silenzio.

Niente proprio. 

Nemmeno un ciao.

Ma potrebbe andarvi anche molto peggio: mutandeiros dall’addominale in prima pagina, signori di mezza età ansiosi di mostrarvi la personale di foto osé, mipiaciatori  seriali che satureranno tutta la vostra area notifiche.

Il post di oggi, l’avrete capito, è dedicato ai miei amici di sesso maschile, e in particolare a quelli alla costante ricerca di una ragazza su facebook / instagram / tinder / snapchat, e che lamentano grandi difficoltà di approccio perché non capiscono, perché non…

Perché? Ecco. Partiamo da questa domanda.

Perché i ragazzi si suicidano sul social network con approcci scritti da un homo erectus il cui unico sottotesto è “ciao, sono un coglione, vuoi scopare”?

approccio-tragicosenzasenso

Non ci è dato saperlo. Perché rendersi ridicoli alla prima battuta? Mistero. Dove sono finite le buone maniere e il gusto per il dialogo che pervadeva le chat alla fine degli anni ’90? Ebbene, è quello che cercheremo di scoprire all’interno di questo post: colpa del mezzo? I ragazzi di oggi sono davvero così sfigati? Insomma: cos’è successo? Per quale motivo un’orda di unni sgraziati e semianalfabeti continua imperterrita a deformare il potenziale sociale di internet? 

 

 

E cosa ne pensano le dirette interessate? Come reagiscono ai messaggi dagli sconosciuti?

Sono andato a chiederlo a un campione significativo di ragazze giovani, belle e intelligenti. No. Non vi do i nomi. No, non potete visualizzare la mia lista amici su facebook. Si, ne conosco un casino. Ecco alcune delle opinioni che sono riuscito a raccogliere:

P. mi ha raccontato che ha 100 richieste di amicizia in sospeso. Gli sconosciuti le inviano richieste di amicizia, foto, messaggi. Li odia tutti.

G. pensa che “i bersagli di questi geni della comunicazione che scrivono con una mano sono quelle ragazze che hanno bisogno di queste effimere attenzioni per sentirsi importanti, per sentirsi donne”

F. non gradisce conoscere persone attraverso internet. “Ignoro chiunque mi invii la richiesta, a meno che non sia un amico di amici. Gli amici degli amici infondono maggiore sicurezza, quindi magari ci parli.”

C. conferma il trend del mutismo “il più delle volte mi arrivano richieste di amicizia senza messaggi. Non le accetto. E non mi scrivono di conseguenza. Niente. Silenzio.”

F. sostiene che “chi cerca gente così lo fa abitudinariamente e non ha voglia di inventarsi ogni volta cose diverse, fa pesca a strascico buttando 10 ciao come va?”

C. sostiene che il meccanismo della richiesta di amicizia silente sia strettamente legato alla sfera sessuale, ovvero:

io mando la richiesta
se accetta
significa che vuole minca* (*dal sardo, cazzo [ndr])
e allora (e solo allora) ci parlo.

E. mi dice “in primis, quando ricevo un messaggio da sconosciuti mi viene l’idea del coddongio* (*dal sardo: attività legata al sesso) e quindi sciò. Li rifiuto sul nascere.
Però mi accorgo che è ipocrita, perché se incontro uno per strada non ho quell’atteggiamento, o certamente me la gestisco diversamente.
Quindi forse mi verrebbe da dirti che è perché non ti vedo. E aggiungerei che un po’ a pelle resta sempre l’idea che c’è qualcosa di malato in uno che mi cerca via internet, nascosto dietro al pc nel buio della sua stanza… senza metterci la faccia, buttarti con tutto te stesso, non so se mi spiego. Però mi rendo conto che è una stronzata e non significa nulla, che non è che sei per forza un maniaco soggetto, però è per spiegarti un po’ una sensazione di stomaco…”

A. chiarisce “In genere le ignoro anche perché le poche volte che mi è capitato di accettarle poi la persona non ha detto assolutamente nulla. E dunque ti chiedi perché mi hai chiesto l’amicizia? Per farti gli affari miei. E poi molte volte sono profili fake di persone a cui non l’hai data (l’amicizia) … […] se è una persona simpatica che non scrive “wow sei carina” ci posso anche parlare

ciaoamicizia

C. ammette: “se sono boni li accetto”. Se uno mi scrive cose interessanti ci parlo anche. Però se non mi piace a una certa li muro – Dipende appunto dal tipo di conversazione che si instaura. L’80% dei ragazzi che ti aggiunge non ha certo interesse a parlare di fideiussione bancaria, o magari sì ma poi ti vuole scopare uguale. Anche perche se aggiungi uno sconosciuto su facebook l’unica cosa su cui ti sei basato sono le foto.

M. è meno nazista con l’ignoto e non teme il dialogo con gli sconosciuti “ogni tanto vanno bene… tipo io e te adesso siamo migliori amici e prima eravamo sconosciuti… Poi certo, mi è capitato uno che a un certo punto mi ha mandato le foto del pisello e non l’ho più sentito. Dipende.”

V. spiega “la mia bacheca funziona quasi come un diario personale, foto e pensieri quotidiani, legame stretto con luoghi e persone reali (nel mio caso anche molte immaginarie XD) a nessuno o quasi va che uno sconosciuto ti controlli le mutande nel cassetto, anche se poi, a ben vedere, non scrivo nulla di così strettamente confidenziale. I blog personali sono canali moto simili a volte, ma forse l’ipertematicità gli regala una certa spersonalizzazione. La gente che mi manda richieste di amicizia senza nessun messaggio parallelo può darsi che voglia solo aumentare il numero di amici per esigenze professionali, commerciali etc. Oppure ha visto la foto, è incuriosito dalle persona ritratta ma non ha il coraggio di inviare un messaggio. Se mi scrivono contestualmente un messaggio con altri interessi parasessuali li muro senza neanche rispondere; se non li conosco personalmente ma sono amici di amici e hanno un profilo interessante, sia professionalmente che umanamente, valuto.”

M. tende a non accettare richieste dagli sconosciuti: “Salvo rarissime eccezioni. Se poi mi scrivono, valuto da cosa e come scrive. Se mi scrivono in itaGliano, o se scrivono un noiosissimo ” ciao che carina ” e bla bla bla sto già sbadigliando e manco rispondo.” Se una tipa ti scrive coi piedi e ti manda una foto sua nuda, ti infoga? A 15 anni forse. Se uno che non conosco decide di volermi conoscere via fb (per quanto la cosa a prescindere mi faccia storcere il naso) deve trovare un modo per attirare la mia curiosità e un “ciao sei gnocca” non è la strategia giusta. Che ci sia un interesse di tipo sessuale più o meno esplicito non è un problema, il problema è il come si manifesta questo tipo di interesse. Quindi direi a occhi chiusi che è la bambaggine* (*mancanza di sapidità) il principale problema.

 V. è convinta che l’invio di messaggi di media banalità sia una pratica assimilabile a quella della pesca a strascico: poverini, fanno “ndo cojo cojo”. primo poi, qualcuna risponderà. Questi provano a modo loro a tramandare i geni, sono talmente semplici che mettono anche tranquillità. 

***
 
“Ordinaria amministrazione se hai la vagina”. una mia cara amica, che chiameremo Nausicaa, sostiene che sia praticamente impossibile aspettarsi incontri edificanti dal pianeta web e che è naturale che le persone siano ormai irrimediabilmente prevenute: -Ogni giorno arrivano molti messaggi banali, e altri privi di qualsiasi tatto: “vorrei leccarti” – “mi ecciti, beibe”. Robe che la peggiore sceneggiatura di film porno farebbe senza dubbio di meglio.

Io non sono d’accordo, ho una mia teoria e ho deciso di indagare per provare a capire perché dal mondo del social agli anni dell’internet senza foto in bella vista e con i nickname, la socialità spontanea sia cambiata in maniera così marcata: alla fine degli anni ’90, senza la sovraesposizione di immagini che ci portiamo dietro oggi e che lega a doppio filo la nostra identità digitale con quella reale, le persone dialogavano con molta più libertà, senza sentirsi immediatamente oppresse dalla tensione sessuale che è invece emersa prepotentemente negli ultimi tempi. 

Con un improbabile esperimento, attraverso il quale ho verosimilmente distrutto ogni mio residuo di dignità sul web, ho deciso di dimostrarle che ha torto: per il mio scopo ho progettato dei messaggi alternativi da inviare a delle ragazze random, con un numero sufficiente di foto pubbliche che consentisse di capirne per sommi capi i tratti caratteriali, al fine di vedere quanto sia ancora possibile interagire con sconosciuti senza essere etichettato in men che non si dica come un viscido bavoso. In pratica ho iniziato a scrivere messaggi semisconnessi a pivelle inarrivabili, bone spaziali che verosimilmente ricevono 350 messaggi al giorno, per vedere in quanto tempo mi avrebbero bloccato.

I messaggi che ho provato ad inviare sono i seguenti.

Primo messaggio:

“Ciao, scusa, ma perché sei così nuda su facebook? E perché fumi la droga? E come mai hai tatuaggi che rievocano il demonio?”

Con questo messaggio ho ottenuto unicamente risate. E poi, come diceva la sigla di Ken il Guerriero, silenzio.

Secondo messaggio: 

“Ciao sono ZYX, hai appena messo mi piace a un mio commento sulla bacheca di un mio contatto e tutti sanno che quando una ragazza mette mi piace a un commento ti vuole moltissimo. Mi dispiace ma non sono interessato. Ho deciso di aggiungerti agli amici perché ho un progetto di social media marketing per cui sto aggiungendo solo pivelle bone per far vedere ad altre pivelle bone che ho pivelle bone tra i contatti. Anzi già che ci siamo, dato che sei molto carina non è che hai amiche che ti somigliano da presentarmi?”* 

Questo messaggio ha avuto più successo. Ho chiacchierato con quasi tutte le ragazze a cui ho inviato questo delirio.

Lo stesso messaggio l’ho poi indirizzato a ragazze che avessero come tratto comune un profilo fortemente carico di selfie visibili al pubblico.  Obiettivi raggiunti: 7 “Visualizzato alle” 6 “non puoi più comunicare con questo utente”. 

Nessuna risposta, ma conferme ottenute. Segnatevelo: l’ostentazione pubblica non va di pari passo con la voglia di socialità. 

Terzo messaggio:

“Ciao. Sono ovviamente uno stalker. Ho provato ad inviarti la richiesta di amicizia senza dire niente per vedere che effetto fa mandare richieste di amicizia senza dire niente.”

A dispetto delle aspettative questo messaggio è stato apprezzato e non ha generato un fiume di ban istantanei.

Il messaggio che ho invece scelto di inviare alle ragazze che avevano un cane/gatto/animaledomestico come fotoprofilo è stato il seguente: 

“ciao, ti ho aggiunto perché credo fermamente che gli animali siano molto migliori degli uomini e volevo sapere se tu ti senti più essere umano o animale”

Con questo messaggio ho ottenuto interazioni: mi hanno risposto per scrivermi parolacce. Poi bannato. Va beh, lo sapevo. Ma l’ho fatto per la gloria.

***

In conclusione

Si può dire che l’esperimento sia riuscito? Non lo so.

Siamo diventati tutti un po’ troppo diffidenti, un po’ troppo asociali, un po’ troppo maleducati, un po’ troppo snob? Probabile. 

Fatevi delle domande.

Cosa vi aspettate quando inviate i vostri patetici messaggi? Chiedetevelo. Quando scrivete “mi arrapi” davvero pensate di ricevere come risposta “oh grazie, davvero, anche tu sei molto carino. Perché non ci vediamo una di queste sere?” Non potete essere così coglioni.  

Prendete coscienza del fatto che siete questo. emmedieffe

È fondamentale che ve ne rendiate conto, ma non per voi, che siete irrecuperabili e alla fine chi se ne frega e anzi è anche meglio che non vi riproduciate: per tutti gli altri, quelli che magari vorrebbero solamente dialogare e hanno il piacere di conoscere persone nuove senza l’impellente desiderio di mostrarsi pronti all’accoppiamento. 

Quello che ho capito io è che con l’italiano moribondo, si apprestano a decedere anche l’educazione e la creatività. Ok è la scoperta dell’acqua calda ma è brutto constatare che questa dinamica sta influenzando pesantemente la predisposizione al dialogo delle persone. Perché alle persone piace ancora conoscere gente nuova ma a nessuno interessa la vostra foto in mutande con la chitarra in mano, la macro dei vostri addominali non è un buon argomento di discussione e per annoiarsi c’è già la tv. Nell’era della sovraesposizione mediatica, nell’era della glorificazione dell’immagine e della bulimia da selfie c’è una grande assente al tavolo della socialità: la capacità di comunicare, ed è molto peggio di quanto non vi sembri.

Non ci credete? Fate una semplice prova: smettete di usare le emoticon, e provate ad esprimere tutti i vostri pensieri con le parole. 

Kissini.

 

accalloNation
Sono uno che si dimentica tutto.
uno che si è dimenticato cosa significa andare dal parrucchiere.
Sono uno che ride da solo.
Sono uno che non piange da solo.
Sono uno che odia le cose preconfezionate.
Sono uno a cui piace smontare le cose.
Sono uno a cui piace anche rimontarle, le cose.
Sono uno a cui non piacciono i dolci, ma la panna montata sì.
Sono un montato, come la panna, ma ho superato i 32 anni, quindi sono rancido.
Sono uno che non si entusiasma mai, oppure che si entusiasma troppo.
Sono uno a cui piace conoscere la gente rotta.
Sono uno che si rompe in fretta della gente che non ha dubbi.
Sono uno a cui piace il silenzio senza gli imbarazzi del silenzio.
Sono uno a cui piace ascoltare il fondo del mare.
Sono uno a cui piace guardare il fondo del bicchiere.
Sono uno a cui piace toccare il fondo.
Risalire, anche risalire mi piace, ma per arrivare alla cima ci sono molte strade, e io sono ancora fermo all’incrocio.
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