BASTA! Mi cancello da facebook (per non dirti di no.)


Apparentemente il titolo di questo post non ha alcun senso. Ma allora perché  la ditta Zuckerberg e co. è arrivata a modificare il tasto “NO” presente sulle richieste di amicizia in “NON ORA”? Perché da facebook sono arrivati a dover chiarire che “il mittente non verrà a sapere di essere stato rifiutato, nemmeno dopo mesi.”?

Tutto ciò non ha senso, mi son detto.

Invece, -ta daaaaàn!- colpo di scena: ne ha.

Il paradosso è fragile quanto comune: abbiamo bisogno di sentirci integrati nella società, di interagire con i nostri simili ma non ci piace il gusto agrodolce dello scontro, non ci sentiamo in grado di guardare negli occhi il prossimo e fargli sentire le nostre ragioni, in nome di un quieto vivere che ha il sapore di merda dell’ipocrisia. Viviamo in una società di conigli che preferiscono un quieto mortifero silenzio a un utile eventuale scontro. Un gregge di pavidi dal sorriso di gomma.

Nell’era della comunicazione sociale, il silenzio si sta viscidamente sostituendo al ben più educativo NO. Si perché il rifiuto è educativo e probabilmente se siamo circondati da imbecilli rompicoglioni è anche causa tua e della tua scelta di ignorarli piuttosto che mandarli a fare in culo. Ce lo insegna la nonna che le sbruncate* (*sbruncare: sbattere il muso) servono a fare autoanalisi e migliorarsi.

Oggi mi sono imbattuto in questo interessante articolo dal titolo “Ciao facebook, grazie e vaffanculo.” [LEGGETELO]. Un pezzo che affronta diverse problematiche tutte piuttosto valide. Tema: il rincoglionimento globale. In tutto il discorso c’è però un fastidioso errore di fondo, (un errore che spesso facciamo nella vita) ovverosia pensare che il problema stia nello strumento e non nell’uso che scegliamo di farne. Diciamolo subito: se te la prendi con gli oggetti invece che con te stesso, sei un imbecille.

Ora è noto che io non sia particolarmente tollerante. Non cerco di mediare. Se tu sei coglione e io non sono tuo padre, non devo insegnarti a vivere, devi morire.

Ma basta, perdiana!

Non è colpa del coltello se ti tagli.

Stessa cosa vale per l’abusato “non berrò mai più” del dopo sbornia o per il cellulare, catena insopportabile che ci lega al mondo: nessuno ci obbliga a tenerlo acceso 24 ore al giorno, nessuno ci obbliga a bere 8 litri di vino. Potresti scegliere, invece no: tieni acceso il cellulare, bevi come una merda. Lo fai e poi te ne lamenti fino ad arrivare alla brillante illuminazione della soluzione drastica.

La soluzione drastica, neanche a dirlo, non è una soluzione: è piuttosto un’illuminazione temporanea atta ad evitare l’autoanalisi o la ricerca di vie alternative equilibrate e ragionate. Cosa veramente assurda è pensare che soluzioni drastiche che abbiano come capro espiatorio l’oggetto e non il soggetto possano essere la via giusta: problemi causati da scelte arbitrariamente sbagliate che NOI (non il vino, facebook, o il cellulare) facciamo.

Chi ci obbliga a essere sempre reperibili? Chi ci obbliga a dover fare la bella faccia con tutti? In quale preciso momento della storia è stato stabilito che non si può rifiutare una richiesta di amicizia con un cordiale “mi dispiace, aggiungo solo amici intimi” o con un meno cordiale “non ti conosco, cazzo vuoi?”. Quando siamo diventati schiavi del ricatto del cellulare per cui è intollerabile rifiutare una chiamata senza addurre motivazioni plausibili tipo “scusa ma mi era caduto nel cesso”? Non sarebbe molto più dignitoso dire “non avevo voglia di rispondere?”.

Ai posteriori l’ardua sentenza: sì, posteriori, perché a furia di piegarvi a compromessi del genere, fidatevi, prima o poi il culo vi brucerà.

Ciao.

accalloNation
Sono uno che si dimentica tutto.
uno che si è dimenticato cosa significa andare dal parrucchiere.
Sono uno che ride da solo.
Sono uno che non piange da solo.
Sono uno che odia le cose preconfezionate.
Sono uno a cui piace smontare le cose.
Sono uno a cui piace anche rimontarle, le cose.
Sono uno a cui non piacciono i dolci, ma la panna montata sì.
Sono un montato, come la panna, ma ho superato i 32 anni, quindi sono rancido.
Sono uno che non si entusiasma mai, oppure che si entusiasma troppo.
Sono uno a cui piace conoscere la gente rotta.
Sono uno che si rompe in fretta della gente che non ha dubbi.
Sono uno a cui piace il silenzio senza gli imbarazzi del silenzio.
Sono uno a cui piace ascoltare il fondo del mare.
Sono uno a cui piace guardare il fondo del bicchiere.
Sono uno a cui piace toccare il fondo.
Risalire, anche risalire mi piace, ma per arrivare alla cima ci sono molte strade, e io sono ancora fermo all’incrocio.

One thought on “BASTA! Mi cancello da facebook (per non dirti di no.)

  1. Barbara Frau says:

    Io no l'ho sempre detto con serenità. Sarà per questo che sto sui coglioni al prossimo

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