Nella notte dell’informazione i giornalisti sono un faro… spento.

farospento

Quanta fiducia avete nei giornali? E nei giornalisti?

Poca. Lo so.

Lo sento nei discorsi al bar, lo vedo negli occhi delle persone quando dico che sono un giornalista.

Quand’ero bambino io i giornalisti erano visti con rispetto. Quello del giornalista era un lavoro ambito, prestigioso, uno di quelli che si dicono alle elementari quando ti chiedono cosa farai da grande. Un lavoro di responsabilità, apprezzato dalla gente. Poi qualcosa è cambiato. Oggi quando dici di essere un giornalista tante persone storcono il naso e ti guardano con sospetto, e con sospetto intendo dire schifo. Ci guardano come guardano i politici, solo che noi con quegli sguardi ci paghiamo a stento le bollette. Cos’è successo? Di chi è la colpa? Io non lo so, ma so che con internet è cambiato il rapporto tra informazione e lettori.

Oggi dopo aver letto l’ennesimo titolo “acchiappaclick” ho pensato che un portale di informazione che si rispetti dovrebbe innanzitutto garantire selezione, verifica e qualità delle notizie che contiene e non agire come un qualsiasi utente di facebook in preda alla smania di condivisione della prima stronzata virale che gli capiti a tiro.

Oggi, dopo aver letto l’ennesimo articolo spazzatura ho pensato che se viene a mancare il filtro, se viene a mancare il LAVORO del giornalista allora hanno ragione quelli che dicono che i giornalisti non hanno ragione di esistere.

Il giornalismo su internet si sta riducendo a un ridicolo lavoro di marketing, copywriting di bassa lega e copiaincolla alla ricerca della visualizzazione di pagina. Questo non è giornalismo. Se è vero che fare il giornalista è un lavoro, allora c’è bisogno di dimostrarlo e con scelte coraggiose e linee editoriali che restituiscano la dignità alle testate.

Ci dicono che il giornalismo è destinato a scomparire, e probabilmente è vero, ma nell’era di internet, nell’era in cui tutti hanno sempre meno tempo e sono sempre più sommersi dalle notizie, nell’era dei finti giornalidelbuongiornoebuonanotte.altervista.org io credo che questo lavoro sia quantomai necessario, a patto che sia fatto bene: ogni articolo spazzatura, ogni articolo “acchiappaclick” toglie valore a tutto un giornale. Una casa ben arredata con un divano di pelliccia fuxia al centro del salotto smette di essere una casa ben arredata.

Quando pubblicare spazzatura diventa la norma, significa che i giornalisti hanno smesso di fare il loro lavoro. Ok, certo, il problema sono le scelte editoriali delle testate, il problema è che c’è la rincorsa al click e alla visualizzazione di pagina. Ma chi ne pagherà le conseguenze? Mi spiego meglio: se una mattina 5 mila utenti condividono la notizia falsa della sesta stagione di Breaking Bad la colpa è degli utenti, ma se quella stessa notizia viene rilanciata dall’Ansa, Repubblica o dal Corriere, il problema diventa del giornalismo italiano che sta perdendo di vista l’obiettivo di questo lavoro, che non è competere con gli sparacazzate di internet, ma al contrario garantire che una testata abbia qualità e verità.

Se è vero che con Internet tutti possono contribuire a generare notizie è altrettanto vero che è impensabile supporre che ogni lettore abbia costantemente il dovere di verificare la veridicità di ciò che legge da fonti che dovrebbero essere attendibili. È assurdo che tutti debbano essere costretti investire parte del proprio tempo per fare anche un lavoro che non è il loro, eppure oggi è inevitabile; “con internet tutti dobbiamo essere un po’ giornalisti”. Perché? Chi l’ha deciso? Fare il giornalista è un lavoro difficile, richiede tempo, energie, cultura, intuito e visione d’insieme.
Vale più il counter degli accessi o la fiducia dei lettori? A cosa servono i giornalisti se i giornali perdono la fiducia dei lettori che devono imparare a difendersi da soli dal fiume di stronzate che girano su internet? Dov’è il faro nella notte? Chi ci impedirà di schiantarci sugli scogli se la norma diventerà pubblicare notizie false e poi smentite?

Una volta, a chi mi chiedeva “ma come faccio a sapere se una notizia è vera?” rispondevo “Fai attenzione alla fonte”.

Oggi cosa dovrei rispondere a chi mi dice che non legge più i giornali?

accalloNation
Sono uno che si dimentica tutto.
uno che si è dimenticato cosa significa andare dal parrucchiere.
Sono uno che ride da solo.
Sono uno che non piange da solo.
Sono uno che odia le cose preconfezionate.
Sono uno a cui piace smontare le cose.
Sono uno a cui piace anche rimontarle, le cose.
Sono uno a cui non piacciono i dolci, ma la panna montata sì.
Sono un montato, come la panna, ma ho superato i 32 anni, quindi sono rancido.
Sono uno che non si entusiasma mai, oppure che si entusiasma troppo.
Sono uno a cui piace conoscere la gente rotta.
Sono uno che si rompe in fretta della gente che non ha dubbi.
Sono uno a cui piace il silenzio senza gli imbarazzi del silenzio.
Sono uno a cui piace ascoltare il fondo del mare.
Sono uno a cui piace guardare il fondo del bicchiere.
Sono uno a cui piace toccare il fondo.
Risalire, anche risalire mi piace, ma per arrivare alla cima ci sono molte strade, e io sono ancora fermo all’incrocio.
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